Luoghi e monumenti

Palazzo Martinozzi

(via Nolfi)

Lo fece erigere dalla fondamenta il nobile Francesco Martinozzi a partire dal 1564, anno in cui gli fu concessa l’autorizzazione ad abbattere l’antica chiesa di S. Maurizio per utilizzarne l’area.
Della chiesa abbattuta restano tuttora tracce evidenti sulla parete esterna che delimita lungo via Arco d’Augusto il fianco settentrionale del palazzo. Qui infatti la costruzione non risulta essere stata eretta ex novo, ma utilizzando parte delle murature preesistenti, tamponandone le aperture (fra queste una monofora tribolata e una stretta apertura ad arco acuto simile alla cosiddetta ‘porta del morto’) e conservando incastonata un’interessante croce romanica in pietra.
Più avanti, a delimitare lo spigolo posteriore di nord-est, sopravvive la zona inferiore (quella superiore è solo un rifacimento moderno) di un’antica casa-torre medioevale.
Una pura e semplice ipotesi che non trova alcun riscontro nei documenti è l’attribuzione del disegno della bella facciata a Jacopo Sansovino: facciata che solo nel 1937 ha potuto emergere in tutta la sua severa monumentalità in seguito all’apertura del piazzale degli Avveduti.

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Museo archeologico

(presso il Palazzo Malatestiano in piazza XX settembre)

Il palazzo malatestiano si affaccia sulla omonima Corte cui si accede dalla centrale piazza XX Settembre tramite il maestoso arco Borgia – Cybo, innalzato alla fine del secolo XV. In realtà di epoca malatestiana è solo la parte sinistra dell’edificio, guardando dalla Corte. Questo ha in basso un loggiato con agili colonne in pietra e i capitelli decorati con la caratteristica rosa malatestiana a quattro petali, mentre in alto si aprono quattro bifore ad archetti trilobi, inserite in ampie arcate a sesto acuto.

Questa parte del fabbricato fu innalzata, per volere di Pandolfo III Malatesta, tra il 1414 e il 1421 da uno sconosciuto architetto, secondo canoni aderenti al gusto tardogotico di matrice lombarda. La parte destra, ove sale la rampa di accesso alla loggia superiore che porta incisa la data del 1544 e il nome di Papa Paolo III, è il rifacimento di una loggia più antica di epoca malatestiana andata distrutta in un incendio. Il lato sinistro del Palazzo e quello retrostante che si affaccia sui giardini Leopardi furono restaurati nel 1898 dall’ ingegnere Giuseppe Balducci che vi aggiunse arbitrariamente la merlatura terminale.

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Mura augustee

(via Nolfi)

Si estendono su entrambi i lati, per oltre mezzo chilometro, intervallate da robusti torrioni cilindrici: il tutto rivestito da un duplice paramento a piccoli conci di pietra arenaria (opus vittatum), racchiudente un robusto conglomerato di ciotoli e malta (emplecton). Ad uno spessore di m. 1,80 corrisponde oggi un’altezza aggirantesi sugli otto o nove metri che doveva però un tempo superare i dodici metri. Risalgono al periodo dell’imperatore Augusto il quale, come si legge nella iscrizione posta sul fregio dell’Arco che porta il suo nome: murum dedit. Rifatte e risarcite in più punti a seguito della loro parziale distruzione nel corso della guerra gotica (540 d.C.) e dei vari assedi subiti dalla città nei secoli successivi, meglio si conservano nelle zone inferiori, opportunamente liberate dai terrapieni che in parte le ricoprivano. Per la tecnica costruttiva, la forma e la disposizione dei torrioni sporgenti di due terzi del loro diametro verso l’esterno e per l’andamento a spezzata del circuito, ricordano assai da vicino il modello illustrato da Vitruvio nel suo ‘De Architectura’.

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Chiesa S. Antonio

(Piazza Costanzi alla fine di corso Matteotti)

Posta come un fondale al cosiddetto "trebbio" (cioè trivio), dove convergono su piazza Costanzi via Bovio e via Cavour, è di origini quattrocentesche (vi fu sepolto l'architetto Matteo Nuti) ma è stata interamente ricostruita nel 1749 su disegno dell'architetto Gianfrancesco Buonamici.

L'anacronistico rivestimento pseudogotico è stato realizzato nel novecento. Merita una visita per le pregevoli tele di Carlo Magini (un S. Antonio Abate) e di Sebastiano Ceccarini (Sacra Famiglia e Vergine con i Santi Liberata, Gaetano da Thiene e Antonio da Padova).

Gli ovali con le immagini dei santi che ornano le paraste sono opera del pittore veneto Francesco Pittoni.

Porta maggiore

(via Arco d'Augusto)

La Porta Maggiore, davanti all'Arco di Augusto, era una delle porte di Fano verso la terraferma realizzata ai tempi dell'ampliamento della città nel 1227. Nel 1425, sotto Pandolfo III Malatesta ma a spese del Comune, la porta era stata rinforzata da un torrione. Attualmente il fronte esterno della porta si presenta, dopo i restauri di primo Novecento, con due accessi, carraio e pedonale, e una merlatura.

Le mura sulla sinistra sono state tagliate in epoca fascista per consentire un accesso in asse con l'arco romano. Il bastione a sinistra della porta è attribuito al celebre architetto fanese Matteo Nuti, che nel 1464 iniziò i lavori di restauro della Porta Maggiore o Malatestiana. In fondo al fossato precipitava l'acqua dei Molini Albani detti del Vallato.

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Pinacoteca malatestiana

(presso il Palazzo Malatestiano in piazza XX settembre)

Fu istituita insieme al Museo Archeologico nel 1898 e rappresenta una delle più pregevoli raccolte di dipinti esistenti nelle Marche. Espone opere di scuola locale ma anche di scuola veneta, bolognese, romana e testimonia l’excursus della pittura a Fano e nelle Marche dal XIV secolo ai giorni nostri, evidenziando i contatti che tale terra ebbe con le più diverse correnti artistiche.

Il nucleo originario della Pinacoteca è costituito dai quadri provenienti dagli edifici delle Congregazioni religiose soppresse con il decreto Valerio nel 1867, cui si sono aggiunti nel tempo lasciti e donazioni quali la raccolta donata dal collezionista Antonelli e il lascito Vici Martelli. L’ordinamento delle opere risponde prevalentemente al criterio cronologico. Il percorso di visita inizia dalla Sala del caminetto al primo piano e termina con la sala del XIX e XX secolo.

 

 

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Palazzo del Podestà

(Piazza XX Settembre)

Iniziato nel 1299 per volontà del Podestà, Bernabò di Landò, da Magister Paolutius, è stato per più secoli sede del potere podestarile. Nel 1357 vi tenne le sue riunioni quel Parlamento della Marca che sotto la presidenza del Cardinale Egidio d'Albornoz provvide alla promulgazione delle cosi dette Costituzioni Egidiane. Dalla metà del secolo XVI la sala maggiore ha ospitato recite di commedie, fino alla sua trasformazione nel primo Teatro della Fortuna ad opera del celebre scenotecnico fanese Giacomo Torelli (1677). Attualmente è sede del nuovo teatro omonimo, ricostruito in belle forme neoclassiche dall'architetto Luigi Poletti e dotato di un artistico sipario di Francesco Grandi (1863). In un locale sottostante la platea sono visibili resti di pavimentazioni romane a mosaico.

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Teatro della Fortuna

(Piazza XX Settembre)

L'interno dell'antico Palazzo del Podestà fin dalla metà del Cinquecento fu restaurato e rimaneggiato e utilizzato come sede dapprima della Sala della Commedia (1556) e poi del Teatro della Fortuna. La Sala della Commedia occupava il salone superiore del palazzo ed era dotata di scena fissa ed era il luogo in cui si svolgevano le rappresentazioni teatrali e le accademie musicali. A questo periodo risale il rifacimento delle volte del loggiato affrescate con 'raffaellesche' da Giovanni Francesco Morganti che le eseguì a partire dal 1566 e di cui purtroppo rimane soltanto uno scomparto corrispondente all'attuale sala della biglietteria.

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Corte Malatestiana

(Piazza XX Settembre)

Antica residenza dei Malatesta voluta da Galeotto I dopo il 1357 e successivamente ampliata da Pandolfo III nel primo ventennio del XV secolo. La bella loggia superiore, ricostruita dopo un incendio, risale però al 1554. Il corpo di fabbrica posto a levante è oggi sede della Pinacoteca Civica che conserva opere di artisti marchigiani (Santi, Palmarini, Morganti, Lilli, Pandolfi, Cantarini, Guerrieri, Mancini, Ceccarini, Magini), veneti (Giambono, Palma il Giovane) e di scuola bolognese (Reni, Domenichino, Guercino), toscana e napoletana (Commodi, Lauri, Preti e Giacinto). Al piano inferiore il Museo Civico che raccoglie reperti archeologici preistorici e romani (selci, fibule, bronzi, ceramiche, lucerne, epigrafi, sculture e mosaici).

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Tombe dei Malatesta

(Via San Francesco d'Assisi)

Sono collocate nel sottoportico della ex Chiesa di San Francesco (sec. XIV ora ridotta alle condizioni di rudere monumentale), qui furono trasferite dall'interno del tempio nel 1659. Splendida è la tomba tardogotica di Paola Bianca Malatesta, prima moglie di Pandolfo III, opera dello scultore Filippo di Domenico Veneziano, allievo dei fratelli Dalle Masegne. Gotica è anche la più modesta tomba del medico di corte Bonetto da Castelfranco, mentre palesemente rinascimentale è la tomba di Pandolfo III, commissionata dal figlio Sigismondo Pandolfo a Leon Battista Alberti e messa in opera nel 1460 da Matteo de' Pasti. Degno di nota il portale trecentesco della ex chiesa dalla caratteristica strombatura decorata a tortiglioni.

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Chiesa di San Pietro in Valle

(Via Guido Nolfi)

E' da considerare il più bel tempio Barocco delle Marche, eretto per la congregazione dei Padri Filippini a partire dal 1608 su disegno dell'architetto romano Giambattista Cavagna. Vera e propria galleria d'arte, per la ricchezza degli stucchi, marmi, ori e pitture, ha i riquadri della volta affrescati dall'urbinate Antonio Viviani e pregevoli tele di Guido Reni, del Cantarini, Loves, Garbieri, Pandolfi, Vitali, Guerrieri, Garzi e Ceccarini. Sul retro della chiesa è la Biblioteca Federiciana ricca di incunaboli, cinquecentine, edizioni rare dei secoli XVII e XVIII, manoscritti, disegni e stampe. Vi si conserva anche una carta da navigare, di Visconte Maggiolo (1504) e una coppia di globi di Vincenzo Coronelli (1688).

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Basilica e Convento di San Paterniano

(Piazza Sansovino)

Vasto complesso attribuito senza prova di documenti a Jacopo Sansovino, portato a termine a metà del XVI secolo quando ragioni militari imposero l'abbattimento dell'omonima abbazia sorgente all'esterno della cinta muraria. All'interno della chiesa sono custudite le ossa dell'antico vescovo-patrono San Paterniano in una cappella decorata con tele del Bonone e Ceccarini. Altri dipinti sono del Tiarini, del Ridolfi e del Cavalier d'Arpino. La cupola a calotta fu affrescata nel 1556 dal ravennate Giambattista Ragazzini. Il bel chiostro ha al centro un bel puteale del 1577 ed è dominato dal bel campanile ricostruito secondo il disegno originale dopo il suo diroccamento a mine (1944).

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Chiesa di Santa Maria Nuova

(Via De'Tonsis)

Eretta nella prima metà del XVI secolo, ma rinnovata ai primi del XVIII secolo, della costruzione originaria conserva solo il bel portico rinascimentale a tre arcate con artistico portale a candeliere, realizzato da Bernardino di Pietro da Carona nel 1498 per una precedente Chiesa dei Minori Osservanti e qui trasferito insieme con il coro e con le splendide pale oggi conservate all'interno.Queste ultime sono opera di Giovanni Santi e del Perugino con la probabile collaborazione del giovane Raffaello (predella con episodi della vita della Vergine databile 1497), mentre il coro intarsiato è dei fratelli senesi Antonio e Andrea Barilli (1489).

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Chiesa di Santa Maria del Suffragio

(Piazzetta Cleofilo)

Così come si presenta oggi, l’edificio risale al 1591-93, ma le sue origini sono molto più antiche se risponde a verità l’antica tradizione che sostiene essere stata costruita su quest’area una delle tre chiese votive (quella del SS. Crocifisso) fatte erigere da Ugone del Cassero dopo il ritorno con i propri figli Giacomo, Ugolino e Baldovino dalla prima crociata. Nel 1513 vi si trasferirono le monache Agostiniane dette della SS. Trinità che avevano dovuto abbandonare il loro vecchio monastero di S. Orsolina da cui proverrebbe l’affresco strappato, ora campeggiante al centro della parete del presbiterio, che reca l’immagine della Crocifissione. Si tratta di un’opera risalente alla seconda metà del sec. XIV, nata nel clima della cultura giottesco-riminese largamente diffusasi allora in area marchigiana.

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Arco d'Augusto

(Largo di Porta Maggiore)

Così denominato per antica tradizione, non è in realtà un arco onorario, ma la porta principale della romana Colonia Julia Fanestris.  Posto sull'asse della Via Flaminia risale all'anno 9 d.C. Il fronte a tre fornici era sormontato da un attico con sette arcate decorate da colonne che fu abbattuto dall'artiglieria di Federico da Montefeltro nel corso dell'assedio che nel 1463 registrò la fine della dominazione dei Malatesta sulla città. Ai due lati della porta s'innalzavano (oggi ne rimane soltanto uno parzialmente manomesso) due imponenti torrioni, raccordati alla cinta delle Mure Augustee di cui sopravvive ruderizzato il lungo tratto settentrionale munito di torrioni a pianta circolare e in cui si apre una porta minore con stipiti in blocchi di pietra arenaria.

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Loggia e Chiesa di San Michele

(Via Arco d'Augusto)

La costruzione della chiesa (oggi sconsacrata) fu iniziata nel 1494 e portata a termine in un decennio circa ad opera di maestranze di origine comacina. Lo stupendo portale a candeliere, scolpito da Bernardino di Pietro da Carona, è però un poco più tardo, essendo stato realizzato nel biennio 1511-1512. I due medaglioni dell’estradosso raffigurano l’Imperatore Massimiliano I d’Asburgo e Papa Giulio II: programmatica stretta di mano fra potere temporale e potere spirituale sotto le bilance della Divina Giustizia, protette dalla spada dell’Arcangelo Michele e benedette dalla destra di Dio Padre, fra la Vergine Maria in devoto raccoglimento e l’Arcangelo Gabriele annunziante.

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Basilica Cattedrale

(Piazza Clemente Vili)

Le sue origini, sotto il titolo di S. Maria Maggiore, sono forse anteriori al X secolo, ma l’attuale costruzione, dedicata all’Assunta e che accoglie sotto la mensa dell’altare maggiore le ossa del vescovo-comprotettore
S. Fortunato, risale al 1140. E’ infatti posteriore all’incendio che nel 1124 distrusse la vecchia cattedrale: chiesa che avrebbe a sua volta sostituito la prima minuscola protocattedrale di S. Pietro in Episcopio.
Artefice ‘docta manu’ della ricostruzione fu quel Magister Rainerus di cui fa cenno l’antica epigrafe conservata all’interno della chiesa. Fino al 1928 la chiesa ebbe il prospetto completamente manomesso e grossolanamente intonacato, ma il fanese ing. Cesare Selvelli, variando in parte un primo progetto dell’arch. Edoardo Collamarini, gli ha restituito, dopo un accurato restauro, dignità d’arte.

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Chiesa di San Domenico

(Via Arco d'Augusto)

Tipica chiesa tardogotica a navata unica e tetto a capanna, fu completamente rinnovata all'interno ai primi del XVIII secolo su disegno del fanese Francesco Gasparoli. Conserva pregevoli affreschi attribuiti al cosidetto Maestro dell'Incoronazione di Urbino (sec. XIV), ad Ottaviano Nelli (prima metà del secolo XV) e a Giambattista Ragazzini (metà del sec. XV). Degni di nota anche due grandiosi altari barocchi in legno intagliato e dorato.

Gravemente danneggiata in tutta la zona absidale dal crollo del campanile nell’agosto del 1944, non è stata più riaperta al culto. Parziali opere di restauro ne hanno peraltro reso possibile l’utilizzo temporaneo per mostre ed esposizioni varie. Fu costruita, con l’adiacente ex convento oggi interamente ristrutturato, dai Domenicani, presenti a Fano già dal 1216 per concessione fatta allo stesso S.Domenico, passato per Fano ben due volte.

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Rocca Malatestiana

Sorge all’estremità nord-orientale dell’antica cinta murata ed aveva al suo vertice angolare una severa imponente torre di vedetta, il Mastio, vittima della barbarie degli uomini in guerra (1944).
Alle massicce fondamenta della superstite base scarpata si riallaccia oggi quanto resta dell’antico camminamento merlato che corrisponde verso l’interno all’area occupata dalla cosiddetta Rocchetta; certamente la parte più antica del fortilizio, sorta sui resti di opere di difesa romane e medioevali e forse precedente all’intervento edificatorio iniziato nel 1438 d’ordine di Sigismondo Malatesti che ne curò molto probabilmente anche la progettazione con la collaborazione dell’architetto Matteo Nuti. Intervento che si concluse nel 1452 con l’erezione del ricordato mastio: ideale avamposto per la sorveglianza costiera e, all’occorrenza, anche faro per guidare la rotta del naviglio fanese e malatestiano che aveva i suoi approdi muniti di ‘palate’ proprio sotto il fortilizio.

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Basilica di Vitruvio

(Via Vitruvio)

Sorta come chiesa di S.Lucia, esisteva già nel 1265 quando fu ceduta agli Agostiniani dell’antico convento extraurbano di S.Stefano in Padule. Costoro vi si trasferirono poco dopo e per espressa volontà di S.Nicola da Tolentino (così ricorda almeno un’antica iscrizione) vi fecero scavare un pozzo: Templum mendacis Fortunae dirutum. Quindi sull’area del distrutto Tempio della Fortuna i cui resti non sono peraltro stati mai sicuramente identificati con gli imponenti ruderi sottostanti il fabbricato conventuale.
Degli edifici monumentali fanesi la chiesa è certo quella che più ha sofferto per le distruzioni belliche che ne hanno fatto un rudere imponente di cui è ora in corso il recupero per farne la sede dell’istituendo Museo Diocesano.
Della chiesa medioevale sopravvive oggi la bella fiancata orientale con lunghe monofore trilobate tamponate e ricca cornice in cotto con doppia fascia di archeggiature: il tutto risalente ai primi del sec.XV, quando l’edificio originario fu ricostruito e riconsacrato (1409). Lo stesso aveva però allora la facciata orientata all’opposto di quella attuale: un inversione realizzata dopo il 1563, data in cui furono poste le fondamenta per un nuovo presbiterio con profonda cappella centrale e due minori cappelle laterali, il tutto devastato dai ricordati bombardamenti aerei del 1944.

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Palazzo Montevecchio

(Via Montevecchio)

Per dimensioni e imponenza è il maggiore dei palazzi patrizi fanesi, appartenuto fino alla prima metà del nostro secolo alla famiglia dei duchi di Montevecchio che ne avevano curato l’erezione a partire dal 1740.
Rimasto incompiuto lungo il fianco orientale, oggi discutibilmente integrato, il suo disegno è stato attribuito senza prova alcuna a Luigi Vanvitelli.
In fase di realizzazione è invece documentata la partecipazione del bolognese Alfonso Torreggiani come quella del marchigiano Arcangelo Vici: ciò che risulta stilisticamente evidente anche dal prevalere di una forte componente scenografica, quasi trasposizione in pietra di fantasie bibienesche.
A Biagio Biaschelli, subentrato nel 1762 alla direzione dei lavori dopo la morte del Vici, è però da attribuirsi soprattutto la soluzione della parte centrale della facciata con il grande portale barocco in pietra, fiancheggiato dalle robuste colonne tuscaniche che, obliquamente disposte, reggono la bella balaustra arcuata del balcone a cui si raccorda il motivo ascendente che dal finestrone mediano raggiunge le mensole del raffinato balconcino al centro del piano superiore.

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Bastione del Sangallo

(Viale XII Settembre)

Imponente fortezza militare, costruita per proteggere la costa e la città dagli sbarchi dei corsari saraceni, così denominata perchè progettata nel 1532 da Antonio da Sangallo e portata a termine da Luca da Sangallo nel 1552.
Sottoposto ad un completo restauro, il bastione presenta al suo interno diversi cortili che in estate ospitano eventi e mostre. All'esterno, spicca il grande stemma pontificio posto alla sommità dello sperone voluto da Papa Giulio III con l'arma e la scritta a ricordo dell'anno giubilare 1550.

Stemma pontificio

 

Piazza XX Settembre

E’ l’antica platea magna del basso medioevo su cui si affaccia imponente il trecentesco Palazzo del Podestà (ora nel mutato ruolo di facciata del Teatro della Fortuna) con la ricostruita Torre Civica. Le sue funzioni sono sempre state quelle di spazio destinato alle cerimonie civili e al mercato: ciò di cui sono testimonianza i numerosi esercizi commerciali che sostituiscono oggi le botteghe degli antichi merciai. Il caratteristico disegno ornamentale con grande stella centrale che caratterizza il selciato della piazza risale al secolo XVIII e sostituisce un precedente disegno a grandi riquadri del secolo XVI.

Collocata nel cuore della città è la piazza su cui si affaccia imponente il trecentesco Palazzo del Podestà rinominato della Ragione, ora Teatro della Fortuna, la cui facciata è in stile romanico-gotico e il cui interno rifatto nell’ 800 è in stile neoclassico. Un’arbitraria aggiunta ottocentesca è la classicheggiante merlatura. All’esterno domina la torre civica ricostruita dopo la guerra al posto dell’antico campanile. Attraverso il monumentale Arco Borgia-Cybo innalzato alla fine del sec. XV., dal Palazzo del Podestà si passa all'androne che conduce alla Corte Malatestiana.

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Biblioteca federiciana

E’ così denominata dal suo fondatore, l’abate Domenico Federici (1633-1720), che dopo un’intensa vita di diplomatico al servizio della corte di Vienna, di panegirista, poeta cesareo e bibliofilo, la costituì  nel 1681 presso la sede fanese della congregazione dei Filippini. Per circa un quarantennio, cioè fino all'anno della sua morte nel 1720, l'abate Domenico Federici si occupò personalmente della sua raccolta; in seguito, con una disposizione testamentaria, lasciò la biblioteca ai padri dell'Oratorio, che si assumevano da parte loro il compito di tenerla aperta al pubblico un'ora al giorno e di incrementarne il patrimonio librario con il ricavato di una rendita poderale di proprietà del donatore.

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Eremo di Monte Giove

Il nome di Monte Giove ha fatto pensare che in antico vi sorgesse un tempio dedicato a quella divinità. Nessun resto archeologico è però finora affiorato per poterlo documentare. Recenti scavi hanno invece portato in luce tracce di un insediamento neo-eneolitico su cui si sono sovrapposti nel tempo ulteriori insediamenti fino al secolo VI a.C. (fra i materiali affiorati: frammenti di ceramica locale ben depurata e di ceramica attica, oltre a pezzi di intonaco di capanna).

La sommità del colle divenne proprietà dei monaci Camaldolesi della congregazione di Monte Corona quando vi costruirono il loro convento, iniziato nel 1609 e portato a termine nel 1623. L’attuale chiesa fu però ricostruita in arretramento a partire dal 1741 (disegno dell’architetto Gianfrancesco Buonamici) a causa di cedimenti della precedente chiesa dovuti ad instabilità del terreno.

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