Palazzo del Podestà

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(Piazza XX Settembre)

Iniziato nel 1299 per volontà del Podestà, Bernabò di Landò, da Magister Paolutius, è stato per più secoli sede del potere podestarile. Nel 1357 vi tenne le sue riunioni quel Parlamento della Marca che sotto la presidenza del Cardinale Egidio d'Albornoz provvide alla promulgazione delle cosi dette Costituzioni Egidiane. Dalla metà del secolo XVI la sala maggiore ha ospitato recite di commedie, fino alla sua trasformazione nel primo Teatro della Fortuna ad opera del celebre scenotecnico fanese Giacomo Torelli (1677). Attualmente è sede del nuovo teatro omonimo, ricostruito in belle forme neoclassiche dall'architetto Luigi Poletti e dotato di un artistico sipario di Francesco Grandi (1863). In un locale sottostante la platea sono visibili resti di pavimentazioni romane a mosaico.

Palazzo del PodestàArbitrariamente ribattezzato nelle guide ottocentesche e in quelle del nostro secolo come Palazzo della Ragione, si presentava in origine isolato su tutti e quattro i lati con un triplice loggiato che ne occupava l’intero piano terra e un grande salone con pareti affrescate che si estendeva al piano superiore. Direttamente imparentato con i palazzi gotici lombardi ed emiliani, non cede però al fascino dell’arco acuto.
Inferiormente è tutto in pietra viva, con accurate modanature nelle basi e nelle cornici d’imposta dei pilastri e degli archi; superiormente è invece tutto in laterizi con la sola eccezione delle colonnette in pietra delle quadrifore (rifatte però nel secolo scorso) e degli antichi stemmi podestarili quasi tutti oggi abrasi. Un’arbitraria aggiunta ottocentesca è la classicheggiante merlatura del ricco elaborato cornicione. Un’epigrafe, ben visibile sul pilastro angolare di destra, riporta nomi e date: quello di Papa Bonifacio VIII e quello del piacentino Bernabò di Lando che fu ‘primus capitaneus gubernator et defensor et reformator populi comunis civitatis Fani’, l’anno 1299 ed il giorno 2 di maggio in cui ‘inceptum fuit hoc opus’. Sul bordo della cornice è inoltre indicato il nome dell’architetto: ‘Magister Paulutius me fecit’.

Siamo nel periodo, quindi, più aspro e difficile delle libertà comunali, minato dalle faziose competizioni interne delle famiglie Del Cassero e Da Carignano ed insidiato dalle aspirazioni esterne di Malatestino Malatesti, il dantesco ‘traditor che vede pur con l’uno’. Fra quelle antiche mura dovette quindi spesso adunarsi il Gran Consiglio dei capi famiglia per discutere, decidere e deliberare sulle sorti delle alleanze, della pace e della guerra. E sempre qui vuole la tradizione che il cardinal Egidio d’Albornoz abbia convocato quel Parlamento della Marca (aprile 1357) da cui uscirono promulgate le famose ‘Constitutiones Aegidianae’.

Trittico dei protettoriSull’arcata centrale del prospetto è posto il Trittico dei Protettori che risale a due epoche distinte. La nicchia centrale (con la statuetta in pietra di S. Paterniano, la cattedra ed il ricco tortiglione) è infatti dei primi anni del secolo XIV, mentre le nicchie laterali (con le statuette in cotto di S. Fortunato e S. Eusebio) e la classica incorniciatura in pietra sono opera del sec. XVI. La moderna, Torre Civica (1950) è stata discutibilmente eretta in sostituzione del settecentesco ‘campanile di piazza’, diroccato a mine dalle truppe tedesche in ritirata (insieme con tutti gli altri campanili delle maggiori chiese fanesi) nell’agosto del 1944.

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